Stagione di Musica da Camera 2017/18
Castello dei Conti, Ceccano (FR)

La rassegna “Incontri Musicali al Castello dei Conti” vuole stabilirsi come un punto di incontro tra musicisti e pubblico, luogo di dibattito tra repertori musicali e tematiche legate alla storia dei nostri tempi: l’obiettivo è quello di restituire alla musica il suo ruolo di linguaggio e all’ascoltatore la possibilità di analizzare il presente attraverso l’arte. Il recupero del tempo di ascolto e di uno spazio sonoro condiviso costituiranno l’inaspettata conquista di coloro che, con curiosità e disposizione, vorranno avvicinarsi ai repertori di volta in volta proposti, presentati e moderati dagli stessi esecutori. L’ingresso ai concerti è gratuito.

6.10.2017
Duo Wittbrodt - Catone

Ore 21.00

 

Emily Wittbrodt, violoncello

Eugenio Catone, pianoforte

 

B.Britten – Sonata op.65

I.Xenakis – Kottos

S.Rachmaninov – Sonata op.19

Musica per tempi inquieti

 

Ottobre 2017, una sala da concerti in Italia. Mentre esploriamo il patrimonio dell’arte musicale Europea, il continente vive uno stato di disordine e profonda inquietudine. Chi si riconosce nell’Europa? Per chi svolgono un ruolo cultura e tradizione europee? Britten, Xenakis e Rachmaninov, tre compositori vissuti in contesti politici esplosivi. Tre biografie europee, tre testimoni che hanno impresso in suoni le inquietudini del proprio tempo. Tre concezioni compositive nello spazio di un secolo. Ci sono parallelismi tra biografie e stili? In che modo la crisi dei tempi si palesa nella partitura? Guardiamo il passato in modo differente attraverso la loro musica? Possono le opere di questi periodi inquieti concentrare l’attenzione del pubblico odierno sulle problematiche del nostro tempo? Nessuna musica risuona senza contesto. Ogni opera porta con sé situazioni e circostanze della propria creazione: nel momento stesso della sua composizione, diventa un’entità sonora interpretabile per altri, con storia e genetica proprie. Quando ascoltiamo o suoniamo musica vengono vengono a contatto le storie di chi ascolta, chi interpreta, chi compone: in queste imprevedibili intersezioni risiede il pieno potenziale della musica. La musica ci tocca solo emozionalmente, o porta con sé pensieri – oltre la sensazione immediata – che, dando un senso alla nostra testimonianza, ci accompagnano anche al di fuori della sala da concerto? Hans Werner Heinze ha così scritto: “La musica può espandere la nostra flessibilità emotiva e quindi anche la nostra consapevolezza sociale. Amore, tolleranza e fraternità possono essere risvegliati, come anche spirito combattivo e capacità critiche”.

 

Emily Wittbrodt. Nata a Bonn nel 1994, riceve le prime lezioni all’età di cinque anni con Christian Brunnert e Barbara Varsanyi. Dal 2010 entra a far parte della classe di Gotthard Popp all’Accademia Robert Schumann di Dusseldorf, ricevendo contemporaneamente lezioni di canto e pianoforte. Dal 2012 studia presso l’Univerità Folkwang di Essen sotto la guida di Alexander Hülshoff e Laurentiu Sbarcea, tra il 2015 e il 2016 con Hannu Kiiski all’Accademia Sibelius di Helsinki. All’età di 8 anni ha vinto i primi premi dedicati a giovani musicisti, nel 2007 e nel 2010 a livello federale. Nel 2007 riceve il Premio Beethoven Bonnensis. All’età di 11 anni ha debuttato come solista con l’Orchestra dell’Aloisiuskolleg. Tour di concerti l’hanno portata sin da giovanissima ad esibirsi in numerosi Paesi europei e nel 2013 in Medio Oriente. Nello stesso anno ha eseguito il concerto di Elgar con la Jungen Philharmonie Neuwied a Bromley, in Inghilterra. Oltre ad aver frequentato corsi di musica da camera in Germania, è stata ospite dell’Accademia Palazzo Ricci di Montepulciano, dove ha avuto la possibilità di incontrare e lavorare con i più importanti musicisti e formazioni di musica da camera del nostro tempo. Nell’estate 2016, nella stessa Accademia, ha ricevuto una borsa di studio per il progetto dell’anno. Dal 2013 è supportata con borse di studio dalla Società „Live Music Now“, dal 2015 dalla Fondazione Villa Musica Renania-Palatinato, dal 2017 dalla Fondazione Dörken. Nel 2015 fonda il quartetto d’archi „Ainola“ col quale si esibisce in Germania, Finlandia e Italia; l’ensemble è sotto il patrocinio artistico del „Quartetto Asasello“ di Colonia. Nell’estate 2015 ha fondato con artisti provenienti da settori diversi l’Offspace temporanea „Es wird sogar schön“ nel centro di Essen, dove si sono tenuti più di 60 eventi di tutti i generi d’arte e che si è stabilito come un importante luogo d’incontro nella scena nazionale. In aggiunta al suo interesse per progetti interdisciplinari, Emily ha lavorato intensamente con la letteratura, con attenzione particolare alle opere tedesche del dopoguerra. La sua ricerca di maturità è stata pubblicata dal giornale tedesco „Spiegel“.

10.12.2017
Duo Agorà

Ore 21.00

 

Domenico Luciano, sassofoni

Eugenio Catone, pianoforte

 

T.Yoshimatsu – Fuzzy Bird Sonata

D.Salvatore – Helin

R.Muczynski – Sonata op.29

P.Swerts – Klonos

P.Iturralde – Suite Hellénique

Millennium Sax

 

Il sassofono è, si potrebbe dire, uno strumento “noto ma sospetto”, almeno negli ambienti tradizionali della tradizionale musica colta: nelle sale da concerto delle “normali” stagioni concertistiche italiane. Salvo eccezioni, naturalmente. Il problema è che congiurano sovente, musicisti e pubblico, nell’alimentare l’ambiguità di fondo di uno strumento tardivo (siamo negli anni Quaranta dell’Ottocento) nato da inseminazione artificiale in ambiente colto, tollerato più che accettato, ieri come oggi, e subito emigrato altrove, nelle libere plaghe della musica senza papillon. Salvo tra gli amici e sodali di Monsieur Adolphe Sax, a Parigi e dintorni: da Berlioz a Spontini, a Rossini. Ora che il cravattino se lo tolgono in molti anche nelle accademie, la collocazione di questo bel tubo metallico si fa sempre più difficile da stabilire. Il repertorio che solca, fa scalo in porti diversi e lontanissimi, incrocia persone e realtà inconciliabili, tesse le trame inaspettate di una convivenza possibile. Nessuna paura se le coordinate mentali si imbrogliano, seguendo le esperienze sonore, le singole memorie musicali, i timbri e i vissuti di ciascun ascoltatore: è questo il suo bagaglio. Cinque autori poco noti, provenienti da mondi distanti (Giappone, Italia, Stati Uniti, Belgio, Spagna) e contesti compositivi spesso divergenti, dialogano in una terra musicale di confine, alla ricerca di un’alchimia armonica lontana dagli stereotipi della forma e del linguaggio. Tutti i brani presentati sono stati composti negli ultimi trent’anni del Secolo, per lo strumento che, più di ogni altro, ha dato voce e suoni nuovi all’utopia tecnologica di fine millennio e alle contraddizioni di cui è stata testimone e artefice.

 

Il Duo Agorà è un duo italiano nato nel 2008 con l’obiettivo di esplorare nuovi repertori e nuove modalità di fare musica insieme, partendo dal concetto contemporaneo d’uno spazio sonoro “urbano” condiviso, e dal messaggio emozionale che i linguaggi della nuova musica possono apportare alla società moderna. Propongono opere originali composte da compositori viventi di tutto il mondo, da essi stessi, o scritte per loro da compositori contemporanei, ed utilizzano durante i loro concerti ogni sorta di sassofono (soprano, contralto, tenore, baritono,c-melody) e strumentazione elettronica. In nove anni di collaborazione sono risultati vincitori di numerosi concorsi internazionali di musica da camera, dal Giulio Rospigliosi di Lamporecchio (I premio assoluto e premio del pubblico) al Mendelssohn Cup di Taurisano (LE), passando per i concorsi Hyperion di Ciampino, Euterpe di Bari, Don Vincenzo Vitti di Castellana Grotte, Anemos e AIMA di Roma, Rovere d’Oro di San Bartolomeo al Mare. Nel 2010 hanno raggiunto le semifinali del I° Terem Quartet Competition di San Pietroburgo, dedicato al repertorio crossover auto-prodotto; del 2012 e del 2015, invece, la vittoria del II° premio al prestigioso Tournoi International de Musique e al Concours Leopold Bellan di Parigi. Definiti dalla critica “due coraggiosi pionieri“ (criticaclassica.it) e “virtuosi d’eccezione” (Novi List), hanno tenuto recitals alla Filarmonica di Bacau, la Filarmonica di Vidin, Filarmonica di Chisinau, il Teatro Petruzzelli di Bari, la Collegiata Academica di San Pietroburgo, il Teatro Garibaldi di Enna, e si esibiscono regolarmente in Italia, Slovenia, Spagna, Germania, Francia ottenendo ampi consensi di pubblico e stampa. Hanno effettuato tournée in Croazia nel 2010 e nei Paesi dell’Est Europa l’anno successivo.

20.01.2018
I Solisti dell'Orchestra da Camera di Frosinone

Ore 19.00

 

Loreto Gismondi, violino

Demi Laino, violino

Donato Cedrone, violoncello

Maurizio Turriziani, contrabbasso

 

G.Rossini – dalle “Sei sonate a quattro”

Sonata n.1

Sonata n.2

Sonata n.3

Sonata n.6

Alle origini del “Tedeschino”

 

Gioacchino Rossini, considerato uno dei maggiori operisti italiani, si cimentò anche nella composizione di brani strumentali e cameristici. Il programma del concerto di questa sera è dedicato , appunto, ad una parte della sua produzione cameristica.  Le sei sonate a quattro furono composte da un giovanissimo Rossini. A 12 anni, il “Genio Pesarese” realizza l’intera opera in soli 3 giorni durante il soggiorno estivo presso la villa della ricca famiglia Triossi. La villa era dotata di un teatro privato in cui venivano organizzate stagioni di concerti da camera e dove si eseguivano musiche commissionate dalla famiglia a compositori più o meno illustri. È in questa atmosfera di grande fermento culturale che Gioacchino fu ispirato per la composizione delle sonate a quattro, musica da eseguire tra le pareti domestiche, per quartetto d’archi, o meglio per una versione rivista dell’organico aureo della tradizione classica (due violini, violoncello e contrabbasso): Agostino Triossi era un contrabbassista dilettante e il suo strumento doveva trovare spazio nella scrittura di Rossini, quantomeno per doveri di ospitalità.  Molti anni dopo, lo stesso Rossini scriverà delle sonate a quattro : [….primo violino, secondo violino, violoncello e contrabbasso per sei orrende sonate composte da me, nella villa di campagna, vicino Ravenna, del mio amico e patrone Agostino Triossi, in età giovanissima e senza aver mai approfondito lo studio della composizione. Furono composte e copiate in tre giorni e suonate da cane da Triossi al contrabbasso, suo cugino Morini al primo violino, suo fratello minore al violoncello e da me stesso al secondo violino, che ero, al dire il vero, il meno cane…..] Solo nel 1825 l’opera ebbe una diffusione ufficiale, in seguito alla pubblicazione dell’edizione Ricordi con la parte del violoncello trascritta per viola e quella del contrabbasso per violoncello.  Tutte le sonate rispecchiano il medesimo schema tradizionale tripartito in forma del concerto barocco, con due movimenti veloci ed uno centrale lento. La forma adottata da Rossini per i primi movimenti, è quella sonata ma con delle peculiarità. Il perno su cui vertono queste sonate può essere considerato complessivamente un susseguirsi cantabile di idee melodiche in forma ternaria, senza la cura tipica delle scuole tedesche che si fondavano per tradizione sul contrasto tema-tonalità. Altra caratteristica è la presenza di passaggi virtuosistici assegnati ai quattro strumenti ed in modo particolare ai violini che si scambiano tra loro veri e propri passi di bravura.

 

Loreto Gismondi, violino. Diplomatosi brillantemente in violino presso il conservatorio L.Refice in Frosinone  sotto la guida di M.Cervera, si perfeziona con P.Vernikov, M.Fiorentini e K .Bogino. Risulta vincitore di vari concorsi  sia per musica da camera che per    importanti enti lirico sinfonici .  Collabora stabilmente con l’orchestra “I Filarmonici di Roma” diretti da Uto Ughi  e con l’orchestra   “Roma Sinfonietta” diretta dal Ennio Morricone. E’ primo violino solista dell orchestra “Solisti Liriensi” , con cui ha realizzato l incisione di un cd per la famosa etichetta musicale “Tactus” con musiche di G.B. Pergolesi ; è primo violino solista dell’ orchestra “Marco dall Aquila” e primo violino solista dell’Orchestra da Camera di Frosinone.

Filomena, Demi Laino, violino. Diplomata presso il Conservatorio “Cimarosa” di Avellino sotto la guida di M.Meo. Si è perfezionata con L.De Filippi, C.Bolsi, G.Drasarova, S.Pagliani, P.Chiavacci, M.Sirbu, R.Filippini. Premiata in diversi concorsi solistici e cameristici (Zumaia, Longo, Curci, A.M.A. Calabria, T.I.M.), ha svolto la sua attività concertistica con molte orchestre Lirico-Sinfoniche, tra cui Orchestra Ciudad de Granada, Teatro Carlo Felice, Orchestra Toscanini, Orchestra del Festival Pucciniano, I Solisti Aquilani, Orchestra Internazionale d’Italia. Dal 2005 al 2014 ha fatto parte dell’Orchestra Sinfonica di Roma. Con l’Orchestra Sinfonica di Roma ha inciso circa 30 dischi per le case discografiche Naxos e Brilliant. Ha inciso colonne sonore per Rai Fiction, trasmissioni radiofoniche su Radio Rai 1 e come solista in dischi del cantautore Mango. Vincitrice del concorso a cattedra 2016, è titolare della cattedra di violino presso l’I.C. Ceccano 2.

Donato Cedrone, violoncello. Si è Diplomato presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, sotto la guida di D. Cianferra e in Musica da cameracon votazione 110 e lode sotto la guida di F.Vicari. Fa parte del Trio “Glinka” con il quale ha tenuto numerosi concerti in ambito nazionale e vinto il I° Premio al Concorso di Musica da Camera “R.Paone”. Fa parte del quartetto di Violoncelli “Arturo Bonucci Cello Quartet” con il quale ha tenuto tournée in Italia e in Giappone, ed ha inciso con lo stesso ensemble un CD “Mustang Op. 54” con musiche di Paolo Pessina. Nel 2003 ha formato il Trio “L.Refice”; con lo stesso trio si perfeziona presso l’ “Arts Accademy” di Roma con l’ ”Ars Duo” e con “K. Bogino”. Dal 2006 è componente del quartetto “REFICE” con il quale svolge un’intensa attività concertistica. Attualmente insegna Violoncello nelle Scuole Medie a indirizzo Musicale presso la Scuola Media “E.Facchini” di Sora.

Maurizio Turriziani, contrabbasso. Ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Frosinone perfezionandosi successivamente a Londra, Vienna e New York. Ha iniziato giovanissimo l’attività concertistica collaborando con l’Orchestra di Santa Cecilia e l’Orchestra Regionale Toscana. Come solista si esibisce regolarmente nelle più importanti città del mondo, presso le più prestigiose istituzioni concertistiche. Ha effettuato registrazioni radiofoniche e televisive per la Rai, BBC, Radio Austriaca e Tedesca. Ha inciso per la CAM, BMG – Ariola, Sony, Brilliant, Naxos, Bongiovanni. Come primo contrabbasso solista collabora con l’orchestra del Teatro Massimo di Palermo, Teatro dell’Opera di Roma, Orchestra Sinfonica Siciliana, Orchestra Scarlatti di Napoli, Sinfonica Abruzzese.. Come camerista collabora da 25 anni con “Uto Ughi e i Filarmonici di Roma”, il Quartetto Bernini, il Quartetto Pessoa, i Solisti Aquilani ed altre prestigiose formazioni. Dal 2004 al 2014 è Primo Contrabbasso Solista dell’Orchestra Sinfonica di Roma. E’ direttore artistico dell’Orchestra da Camera di Frosinone.

23.02.2018
Duo Fedi - Di Pofi

Ore 19.00

 

Cecilia Fedi, flauto

Gianni Di Pofi, chitarra

 

C.Machado – Chorinho in la minore
Sambinha
Marchinha de Carnaval

M.Giuliani – Sonata in quattro tempi op. 127

J.S.Bach – Sarabanda dalla Partita in la m per flauto solo

P.Nogueira – Bachianinha no. 1 per chitarra

G.Fauré – Pavana op. 52

E.Bozza – Berceuse et serenade

C.Debussy – Syrinx per flauto solo

H.Villa-Lobos – Choro n.1 per chitarra

C.Machado – La Paçoca
Pé de moleque

Fantasie su tempi diversamente lontani

 

La popolarità del duo per flauto e chitarra può essere ricondotta a Marco Giuliani, compositore vissuto al volgere dell’Ottocento, che contribuì ad allargarne considerevolmente il repertorio. Trasferitosi a Vienna e affermatosi come compositore, nonché virtuoso della chitarra, riuscì a dimostrare le possibilità di una formazione fino ad allora inedita, tanto da suscitare l’interesse dei compositori suoi contemporanei. Da allora in poi, e per tutto il Novecento, autori illustri si sono cimentati in una formazione tanto ricca di fascino, quanto radicata nella tradizione popolare di luoghi assai lontani. Il percorso del concerto, disegnato dalle parole e dai suoni di due artisti impegnati da anni a formare eccellenti musicisti sul territorio, vuole percorrere in ordine capriccioso e rapsodico la storia del Duo – in un confronto ininterrotto tra passato e presente, vicino e lontanissimo.

 

Cecilia Fedi si è diplomata in flauto nel 1988 al Conservatorio di Musica “Luisa D’Annunzio” di Pescara perfezionandosi  subito dopo in diversi corsi di perfezionamento musicale tenuti dai maestri  Angelo Persichilli, nell’ambito del Festival Internazionale di Musica da Camera di Città di Castello,e con Marianne Eckstein . Successivamente ,al Conservatorio “ Licinio Refice” di Frosinone si è diplomata in Didattica della Musica sotto la guida di Franca Ferrari ed ha iniziato una lunga carriera come docente che la vede oggi operare nella media a Ceccano dove ha formato generazioni di flautisti oggi impegnati in molteplici attività professionali. Per diverse edizioni ha partecipato ai corsi di formazione orchestrale “ Fedele Fenaroli” di Lanciano, svolgendo un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero con l’orchestra ” Città di Silvi “ diretta dal maestro Fiorangelo Orsini . In gruppi cameristici ha suonato per diversi anni , per  pregevoli istituzioni musicali: è stata membro del Quartetto “ E . Bozza”, l ‘Ensemble Bucolique ed il Trio J. Ibert. E’ docente di flauto nella media ad indirizzo musicale da oltre vent’anni.

Gianni Di Pofi inizia lo studio della chitarra all’età di otto anni con il M° Mario Torta, per poi proseguirli con i professori Rosario Sanfilippo e Lorenzo Pietrandrea. Allievo dei chitarristi Giuseppe Gazzelloni ed Elio Giraldi, si è diplomato nel 2005 con il massimo dei voti presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, perfezionandosi in masterclass di interpretazione chitarristica con il chitarrista Frédéric Zigante. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali in veste di solista, tra cui il primo premio assoluto al Concorso di Santeramo in Colle (BA) organizzato dall’Associazione Chitarristica “Mauro Giuliani”, il primo premio al Concorso Nazionale di Chitarra “G. Casella” di Rizziconi (RC). Ha vinto una borsa di studio in occasione della Rassegna di Musica Classica – Sanremo 2000 – dopo essere stato selezionato tra i migliori studenti dei Conservatori italiani. Dal 1996 si esibisce come solista e in formazioni cameristiche, proponendo un repertorio che spazia dalla musica antica fino a composizioni di autori contemporanei. Ha preso parte inoltre alla registrazione del CD prodotto dalla OMNIART per conto dell’etichetta chitarristica IGS classics, presentando musiche del compositore e chitarrista paraguayano Agustin Barrios Mangoré. Dal 2002 ha insegnato Chitarra, Solfeggio e Teoria Musicale presso varie Scuole di Musica civiche e private. Dal 2008 insegna Chitarra presso le scuole medie ad indirizzo musicale della provincia di Frosinone. Nel 2011 consegue la Laurea di II livello in Didattica della musica a Indirizzo Strumentale presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone. Attualmente è docente di ruolo presso la scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo “Ceccano II”.

6.03.2018
Duo Fiorini

Ore 21.00

 

Marco Fiorini, violino

Giordano Fiorini, pianoforte

 

L.v.Beethoven – Sonata “a Kreutzer”

C.Debussy – Sonata

M.Ravel – Tzigane

Alchimie per Violino e Pianoforte

 

La parola sperimentale fornisce la comprensione di sé stessa, che non deve essere interpretato come una descrizione di un atto che può essere giudicato come successo o fallimento, ma semplicemente come un’azione di cui l’esito è sconosciuto” -John Cage-

Le parole formulate dal compositore statunitense nel 1961 sono utili a comprendere buona parte di quella che oggi definiamo “musica contemporanea“: figlia del secondo dopoguerra, essa fu portatrice di una sperimentazione diventata vero e proprio archetipo del mondo musicale, inducendo sempre più compositori a fare del rifiuto dello status quo l’oggetto principale del proprio lavoro o, addirittura, a distaccarsi totalmente da ogni sistema di riferimento del secolo precedente e dalle tecniche classiche di produzione del suono portando, nella musica colta, all’utilizzo dei primi sintetizzatori e dei nastri registrati in sostituzione dei comuni strumenti. La vera forza motrice di questo influsso compositivo fu musicale ma soprattutto sociale: in quest’epoca infatti, per la prima volta nella storia della musica, venne collettivamente accettata la sperimentazione come elemento fondante, se non necessario, del lavoro di un compositore conducendo a un universo culturale in cui molti dei nomi che hanno fatto la storia del ‘900 come BerioBoulez e Stockhausen coincidono con quelli dei grandi esponenti della “musica sperimentale”. Questa emancipazione dell’“esperimento” sonoro plasmato in opera d’arte completa e autonoma rese anacronistico ogni giudizio estetico sull’operato del compositore, anzi, paradossalmente, più l’ascolto di un’opera si rivelava difficile e lontano dal gusto comune, maggiormente nobile era il risultato artistico raggiunto dall’autore. A tal proposito è esemplificativa la frase di Herbet Brün, pioniere della musica elettronica, il quale affermerà negli anni ’80 del secolo scorso che l’attività compositiva utile è quella fatta con il fine di “trovare quelle musiche che ancora non ci piacciono“.
Questa premessa è fondamentale per orientarsi nel programma qui presentato: Beethoven, Debussy e Ravel si dimostrano con questi brani tre grandi sperimentatori ante litteram, soprattutto se paragoniamo questi lavori con quelli dei loro contemporanei, attraverso i quali mostrano la volontà di espandere i propri orizzonti avendo come limite soltanto i mezzi tecnici, musicali, e soprattutto sociali, delle epoche e dei contesti in cui vissero e operarono. In questo senso le due Sonate e la Tzigane possono essere paragonate a delle “alchimie” musicali: tentativi isolati e individuali, di indagare nuove possibilità e nuove unioni della materia (nel nostro caso sonora), senza la guida di una paradigma già avviato in tale direzione e piuttosto avendo come faro guida unicamente la propria curiosità e la propria esperienza di crescita personale o meglio il processo di liberazione spirituale, caratteristica quest’ultima che si attribuiva da sempre alle pratiche alchemiche, caricandole di connotati mistici e soteriologici oltre che filosofici e metafisici. È dunque nella loro forte valenza innovativa e sperimentale che si vuole evidenziare le tre opere: passate alla storia come importanti banchi di prova per ogni violinista, la loro genesi venne stimolata dalla conoscenza e dall’ascolto di grandi virtuosi dello strumento da parte dei compositori, invogliandoli a cercare soluzioni dalla grande difficoltà tecnico-interpretativa, caratteristiche che col tempo le hanno portate ad occupare un posto fisso nelle sale da concerto fino a suonarci oggi come dei grandi classici, esempi geniali di un modo di concepire la musica ormai scomparso. Senza dubbio ogni composizione è stilisticamente figlia dell’epoca in cui è stata creata e i nostri tre esempi non fanno eccezione; tuttavia uno sguardo più approfondito può rivelare tutta la loro originalità ed eccentricità, che per un ascoltatore odierno è appannata dal tempo e dal ‘900 ma che ai contemporanei fu più evidente che mai.

 

Marco Fiorini – dopo gli studi effettuati a Roma, Portogruaro e Vienna si è ben presto affermato come una delle Spalle d’orchestra più interessanti della sua generazione. Dal 1996 al 2006 primo violino solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma, in tale ruolo ha collaborato, tra le altre, con l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, la Symphonica Toscanini, l’Orchestra da Camera di Losanna, l’Orchestra Sinfonica di Roma, l’Orchestra dell’Opera di Roma e la KBS Symphony Orchestra di Seul (Corea). A quella di spalla e solista ha affiancato una nutrita attività cameristica collaborando con musicisti di fama quali Myung-Wung Chung, Alexander Lonquich, Boris Petruschansky, David Geringas, Mario Brunello e Veronica Hagen. Primo violino del Quartetto di Roma sin dalla fondazione (1995), ha suonato in tutta Europa, Estremo Oriente e USA e ha registrato per Bottega Discantica, Brilliant, Naxos, Bayerische Rundfunk, Deutschland Radio Berlin, Radio Nacional de Espana e Rai. Tiene corsi di perfezionamento e masterclass di violino, musica da camera ed orchestra sia in Italia che all’estero e cura la rubrica sulla tecnica strumentale sulla rivista specializzata Archi Magazine. Da novembre 2014 è docente ai Corsi di Perfezionamento presso la Scuola di Musica di Fiesole.

Giordano Fiorini – Nato a Roma nel 1989, inizia gli studi musicali con la Prof.ssa Karen Mc Williams e sotto la guida del M° Gianni Maria Ferrini decide di dedicarsi interamente allo studio del pianoforte. Inizia l’attività concertistica come pianista solista all’Accademia Internazionale di Musica (Rm) e prosegue negli anni esibendosi presso la Sala Ciampi (Rm), Palazzo Ricci (Si), Ariadimusica (Rm), Latera (Vt) e varie altre occasioni. Dal 2014 ha iniziato ad affrontare il repertorio di duo pianistico esibendosi presso le Scuderie Estensi di Tivoli (Rm) e il Circolo delle forze armate di Italia (Rm). Nell’ambito della musica d’insieme fa parte dell’Ensemble “Musica ricercata” con il quale si esibisce e porta avanti la ricerca e la promozione della musica contemporanea. In ambito accademico si laurea in Pianoforte con 110 e lode e menzione d’onore presso il conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone e si laurea con 110 e lode nel corso di laurea di DAMS presso l’Università di Tor Vergata, con una tesi seguita dalla Prof.ssa Claudia Colombati dal titolo “Il pianismo nella poetica di F. Chopin e F. Liszt: stile tendenza e scuola”. Ha seguito masterclass e corsi di perfezionamento pianistico con professori di fama internazionale quali: Pierluigi Camicia, Stefania Neonato, Nina Tichman, Florian Wiek, François-Joël Thiollier; e di composizione con il M° Cristiano Serino. È attualmente iscritto al biennio sperimentale di musica da camera al conservatorio di Frosinone sotto la guida della Prof.ssa Francesca Vicari. All’attività pianistica affianca da più di 7 anni quella didattica, che svolge attualmente nel ruolo di docente di pianoforte presso la scuola privata Ariadimusica.

14.04.2018
Duo Caturelli - Sorgi

Ore 21.00

 

Massimo Caturelli, clarinetto

Lorenzo Sorgi, chitarra

 

A.Piazzolla – Bordel 1900, Café 1930

L.Sorgi – Suite

M.Caturelli – Chiaroscuro

A.Bruzzese – Sirtaki

H.Villa-Lobos – Bachianas Brasileiras n.5

M.Caturelli – Minuetto Fauve

M.Caturelli – Emiolia per Gabriele Mirabassi

R.Rocchetti – Valzer delle Zagare

M.Caturelli – Fantasia brasiliana

Seicordeunancia

 

Qual è la musica del presente? Nell’era di Internet e della multimedialità, cadute molte delle barriere che dividevano il mondo appena qualche decennio fa, lo scambio, e di conseguenza la contaminazione, diventa costante e fitto, il frutto di un mondo globalizzato in cui il concetto di identità sociale, culturale e artistica diventa sempre più sfaccettato, soggetto com’è a mille influenze e tensioni. L’uomo del presente, posto di fronte a questo mare magnum, è sempre più frequentemente costretto a rimettere in discussione categorie, etichette e tutto ciò che pensava di conoscere. La musica di oggi, “contemporanea” nella sua accezione più ampia, nasce da un crocevia in cui si intrecciano le diverse tradizioni del ‘900, la musica colta, il pop, il jazz, la musica etnica e popolare, il genere della colonna sonora, l’elettronica e molto altro; è dall’esperienza e contaminazione di questi mondi così diversi tra loro che prendono vita i molti linguaggi che animano le sale da concerto di oggi ed è impossibile, se non disonesto intellettualmente, ignorare questo stato delle cose. I compositori e gli esecutori di oggi hanno perciò la fortunata possibilità di poter intersecare generi, trasformandoli e rimescolando continuamente le carte, giocando costantemente a deformare la propria immagine proponendosi come tramite di linguaggi diversi e apparentemente lontani per tradizione geografica e culturale. Un meraviglioso caleidoscopio!

 

L’arte, nel giusto senso della parola, è un modo di far delle opere secondo certi metodi ottenuti sia per tirocinio che per invenzione: e i metodi sono le vie rigorose e precise che garantiscono il retto andamento del nostro operare… Ispirazione, arte, artista, altrettante parole perlomeno confuse che ci impediscono di veder chiaro in un campo in cui tutto è equilibrio e calcolo, in cui passa il soffio dello spirito speculativo”  (Igor’ Fëdorovič Stravinskij – Poetica della musica)

Seicordeunancia nasce dall’incontro fra Massimo Caturelli e Lorenzo Sorgi con l’intento di incentivare la creazione di repertorio originale per clarinetto e chitarra e di promuoverne la diffusione. Il programma prevede un connubio tra composizioni originali e tradizionali, affrontate dalla doppia prospettiva di interpreti e compositori dei musicisti che lo compongono.

 

Lorenzo Sorgi, diplomatosi a pieni voti in chitarra presso il Conservatorio di Frosinone nel 2015 sotto la guida del M.Becherucci e laureatosi con lode nel 2013 in D.A.M.S. con una tesi in Estetica della Musica, relatrice Claudia Colombati, si approccia parallelamente allo studio della composizione, sotto la guida del M. Luca Salvadori. Come concertista si esibisce presso diverse istituzioni musicali (Festival della chitarra di Castrocielo, Auditorium del Massimo, Associazione Karl Jenkins), tenendo inoltre tre lezioni-concerto presso l’Università di Tor Vergata. Recentemente, si esibisce a Palazzo Caetani a Roma in duo con il clarinettista Massimo Caturelli presentando il progetto Seicordeunancia, con esecuzioni di musiche originali di loro composizione. Nel 2014 compone il brano Preludio e Allegro (per sax soprano e pianoforte) eseguito in prima assoluta al festival Eventosax e dal 2017 compone ed esegue le musiche per la rassegna teatrale Spiritualmente Laici, presso il teatro Lo Spazio di Roma.

Massimo Caturelli, clarinettista, sassofonista e compositore romano nasce il 29 giugno del 1992 e all’età di 11 anni ha iniziato sotto la guida del M.° Ugo Gennarini lo studio del clarinetto presso il Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, conseguendo il Diploma nel 2011. Successivamente consegue sotto la guida della prof. Francesca Vicari il Diploma Accademico di II livello in Musica da Camera con il massimo dei voti. Nel 2016 consegue sotto la guida del Maestro Luca Salvadori il diploma accademico di I livello in Composizione e Orchestrazione, laureandosi con la votazione di 110/110 con lode. E’ attualmente iscritto al corso di Composizione per la Musica Applicata presso il Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma. Ha seguito masterclass di clarinetto e musica da camera tenute dai maestri Ugo Gennarini, Algyrdas Budrys, Fabrizio Meloni e di composizione dal maestro Cristiano Serino. Ha svolto e svolge attività concertistica come solista e in ensemble cameristici e orchestrali. E’ primo clarinetto del quintetto Fingers, con il quale ha svolto un’intensa attività concertistica partecipando ad importanti manifestazioni come il Trevignano Film Festival, il Festival Nazionale dei Conservatori (Frosinone), il Campus delle Arti (Tuscania). Dello stesso quintetto cura anche arrangiamenti e trascrizioni. Ha ricoperto il ruolo di I° e II ° clarinetto nell’Orchestra da Camera Richard Strauss, nell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio Licinio Refice, nell’Orchestra Internazionale di Roma, nell’Orchestra di fiati Alessandro Vessella e nell’Orchestra di fiati di Ferentino e nell’Orchestra Notturna Clandestina. Si esibisce anche in formazioni di musica leggera come l’Orchestra Pop del Conservatorio Licinio Refice, nella quale ricopre il ruolo di I° clarinetto, e l’ensemble moderno GAME del M° Alberto Giraldi (stesso ruolo), con il quale si è esibito all’interno di manifestazioni di rilevanza nazionale come il Jazz Up (Viterbo) e all’Auditorium Parco della Musica (Roma). Dello stesso gruppo è in uscita il primo CD. All’attività di strumentista e docente affianca da diversi anni quella di compositore e arrangiatore, collaborando spesso con vari ensemble strumentali e spaziando dalla musica classica alla musica contemporanea, dalla musica pop al jazz. E’ docente di clarinetto, sassofono, musica d’insieme e teoria musicale presso la Scuola Comunale di musica Iseo Ilari di Monteporzio Catone (RM) e presso la scuola Ariadimusica di Roma.

19.05.2018
Duo Mizera - Streva

Ore 19.00

 

Matteo Mizera, viola

Elvira Streva, pianoforte

 

H.Vieuxtemps – Sonata op.36

R.Schumann – Märchenbilder op.113

D.Milhaud – Sonata

Omaggio a Dino Asciolla

 

Matteo Mizera è nato a Roma nel 1994. Ha intrapreso lo studio del violino privatamente a 9 anni con Luciana Hazan e successivamente si è diplomato in viola presso il “Conservatorio di Santa Cecilia” nel 2015  con il M°Luca Sanzò. Nello stesso anno ha partecipato al Progetto Erasmus+ presso la Guildhall School of Music and Drama di Londra con Rachel Roberts, dove successivamente gli è stata offerta una full scholarship (The Leverhulme Trust) per studiare al Master in viola performance (2015/2017). Attualmente si sta perfezionando in musica da camera presso l’Accademia di Santa Cecilia a Roma e lavora con il Caravaggio Piano Quartet, formato da Bernat Català al pianoforte, Federico Piccotti al violino e Daniel Mizera al violoncello. Ha frequentato masterclasses e corsi di perfezionamento con Bruno Giuranna, Garth Knox, Maxim Rysanov, Paul Coletti, Danusha Waskiewicz, Danilo Rossi, Ettore Causa, Simonide Braconi, Rachel Roberts, Simon Rowland Jones, Raf aele Mallozzi, Simone Briatore, Francesco Fiore, Simone Gramaglia, Endellion Quartet, Belcea Quartet, il quartetto di Cremona, Heath Quartet. Ha ottenuto premi ai concorsi: Arts Academy “giovani musicisti” (1 ° posto – 2010 – Roma), European String Teachers Association Competition (2 ° posto – 2008 – Cremona), “Dinu Lipatti” International Competition (2° posto –2015 – Roma) e “Premio Clivis” (3° posto – 2015 – Roma). Ha suonato nelle orchestre: London Symphony Orchestra, “LaVerdi” Orchestra Sinfonica di Milano, Guildhall Symphony Orchestra, Aurora Festival Orchestra (Sweden), Hastings Philarmonic Orchestra, Filarmonica di Benevento, Orchestra del Teatro Olimpico, Orchestra giovanile “Luigi Cherubini”, Orchestra Sinfonica di Roma, Archi di Roma, Silk Street Sinfonia, JuniOrchestra Advanced, la Young Talent Orchestra EY, l’Orchestra Giovanile Italiana (OGI) e l’orchestra dell’Accademia dell’Orchestra Mozart.

Elvira Streva intraprende gli studi musicali sotto la guida di Laura Aquilani e si diploma nel 2012 nella classe di Mara Morelli presso il Conservatorio “A. Casella” de L’Aquila con il massimo dei voti e la lode. Determinante per il suo percorso musicale e artistico è stato l’incontro con il M° Sonja Pahor, della quale segue le Masterclass e il corso di perfezionamento presso l’Accademia Sinfonia a Lucca. Al Conservatorio “S. Cecilia” a Roma frequenta il biennio di Musica da Camera, con Rosaria Clemente, concluso nel 2014 con il massimo dei voti. Grazie alla borsa di studio Erasmus, studia in Germania a Essen presso la “Folkwang Universitat der Kunste” nella classe di Till Engel. In formazione di Duo, pianoforte e violino, partecipa ai corsi di perfezionamento con i Maestri del Trio di Parma presso la Scuola di musica di Fiesole e vince il II premio al Concorso Rotary per musica da camera nel 2015. Nel 2017 si laurea presso la facoltà di Lettere dell’università di Tor Vergata al DAMS- indirizzo musicologia- con votazione 110/110 e lode, lavorando per la tesi sull’arte radiofonica di Alberto Savinio. Negli anni partecipa alle Masterclass, in Italia e all’estero, tenute dai pianisti Davide Cabassi, Frank Wibaut, Florian Wieck, Nina Tichmann, Cathrine Vickers e Sheila Arnold e, per musica da camera, da Dirk Mommertz. Attualmente frequenta il Master di Pianoforte e pedagogia strumentale presso l’ Hochschule für Musik und Darstellende Kuenst di Francoforte con il pianista Axel Gremmelspacher e il corso di Musica da camera presso l’Accademia di Santa Cecilia sotto la guida del M° Carlo Fabiano.

NN.06.2018
Eugenio Catone

Eugenio Catone, pianoforte

 

M.Ravel – Miroirs

F.Schubert – Sonata in La magg. D.959

Labirinti: Ravel e Schubert a confronto

 

Da un confronto Schubert – Ravel emerge quanto le esperienze artistiche di due compositori tanto diversi – per stile e contesto storico – disegnino parabole curiose, tracciando attraversando i secoli le trame di sottili e sostanziali corrispondenze: a dimostrazione che l’arte predilige percorsi lineari e crea involontarie connessioni tra quegli autori che hanno saputo cogliere, più o meno consapevolmente, le eredità di un passato sbiadito o gli indizi di un futuro ancora lontano. I punti di contatto affiorano discreti già tra le pieghe delle loro biografie: entrambi riservatissimi, condividono una educazione compositiva ordinatissima e i tratti di una personalità singolare; ma è nei procedimenti del loro particolare stile che le somiglianze appaiono più chiare: una ricerca senza fine e la lucida analisi, quasi scientifica, dei moti dell’interiorità hanno portato entrambi a descrivere, con le loro opere, labirinti sonori che, partendo da un centro e senza mai troppo discostarsene (“Il non condurre mai troppo lontano dal punto centrale, e il riportarsi sempre ad esso” secondo Schumann), si risolvono all’infinito in un viaggio la cui meta è sempre alla portata ma mai tangibile. Sono, in questa ottica, emblematici i due brani raffrontati in questo concerto: la dilatazione della forma nella Sonata D959 di Schubert non trova soluzione, se non nei silenzi in cui si infrange a più riprese; i Miroirs di Ravel presentano motivi ostinati e figure che si aggrovigliano su se stesse, in un carosello senza inizio e senza fine. Accomunati dalla incessante chiarezza formale, melodica e ritmica, la loro originalità non passa quasi mai attraverso la sovversione del sistema, ma si fa strada nel suo rafforzamento attraverso una dilatazione delle possibilità. Nei tentativi di entrambi non c’è la definizione di nuovi percorsi quanto una bramosia nell’espandere i contorni di strade ben conosciute: la dialettica è continua tra complessità e limpida risoluzione, cadenze tonali e accordi perfetti intervengono sempre a sbrogliare gli intrecci apparentemente insolubili nei quali è intrappolato l’ascoltatore. D’altra parte, sia Schubert che Ravel vivono con distacco e disillusione il loro tempo, rifacendosi a forme e strutture appartenenti a una presunta età aurea (l’immobile grandiosità dell’epoca asburgica per l’uno, l’equilibrio e l’eleganza formale della tradizione francese per l’altro) in tal modo traducendo in suoni il drammatico corto circuito che è alla base della crisi nelle loro rispettive epoche.

 

Eugenio Catone, allievo delle pianiste Annamaria Pennella e Gabriella Olino, si è diplomato diciannovenne con menzione d’onore al Conservatorio Martucci di Salerno, perfezionandosi con Paul Badura-Skoda, Daniel Rivera e Orazio Maione. Ha studiato al Conservatorio Sweelink di Amsterdam con Matthijs Verschoor, ed è stato allievo della pianista Sonja Pahor presso l’Accademia del Pianoforte “Sinfonia” di Lucca. Ha seguito i corsi estivi di Perfezionamento al Summer Music Academy di Malaga e al Mozarteum di Salsburgo tenuti da Frank Wibaut, e i corsi speciali di musica da camera tenuti da Bruno Canino alla Scuola di Musica di Fiesole. Sta completando un Master in Professional Performance alla Folkwang Universität der Künste di Essen con Henri Sigfridsson (pianoforte) e Evgeny Sinaisky (musica da camera) con una borsa di studio del governo tedesco (Deutschlandstipendium). Segue presso la stessa università i seminari di Direzione d’Orchestra tenuti da Martin Fratz. Eugenio Catone è stato premiato in concorsi nazionali ed internazionali, ottenendo, tra gli altri: il primo premio all’ 8° Piano Concerto Competition di Hastings (Regno Unito) e trofeo Blüthner come più giovane finalista; il premio speciale Biella per la migliore esecuzione degli studi di Pozzoli al Concorso Pozzoli di Seregno; il premio Albano come più giovane finalista al Concorso Speranza di Taranto. E’ risultato vincitore del Concorso Pianistico Chopin Golden Ring di Ptuj (Slovenia) e del Grand Prix all’International Rosario Marciano Piano Competition di Vienna. Si esibisce regolarmente in Festival e teatri, in Italia e all’estero (Ravello Festival, Alfriston Summer Music Festival, Fairfield Halls, Kleinersaal Duisburg, Ehrbar Hall di Vienna, Filarmonica di Chişinau, Teatro Nestor, Ateneu di Bacau, Cappella Accademica St.Pietroburgo ..). Ha effettuato in formazioni cameristiche tournée in Romania, Bulgaria, Croazia. Ha registrato per Radio Vaticana (Diapason) un programma dedicato alla musica italiana per flauto e pianoforte. Si è esibito con la Finchòey Chamber Orchestra, la Bonner Orchesterverein, l’Orchestra Giovanile Universitaria, l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio Refice. Il suo primo CD (Temi & Variazioni – Estonia Pianos Netherlands) è stato selezionato per il premio “Nuove Carriere 2010” dal CIDIM di Roma. Ha registrato due CD da solista ed uno col Duo Agorà.